DELL’USCIRE FURTIVAMENTE

Guardò l’ora.
Sì, era uscito furtivamente dalla finestra del gabinetto e poi dietro, attraverso il puzzolente cortile della trattoria, e davanti alla cucina. Che non lo vedessero come se ne va, come scappa. Aveva lasciato tutto alle spalle. Persino quella fottuta tavolata di conoscenti, parenti, amici… Aveva sussurrato a Fredi: “Vado via da questo schifo.” Da Fredi solo un cenno con il capo. Era già ubriaco. Il piumino da cacciatore, sul suo cappello, sporgeva di qua e di là, come fosse aria umida. Molto, molto umida… Li aveva lasciati lì. Slavko, Lojz, Fredi, la figlia Mojca e il suo France, tutti quelli che erano venuti, tutti queli che consosceva, tutti quelli che non conosceva, tutti, tutti… Aveva preso l’autobus, e soprapensiero era dovuto scendere una fermata più avanti. Così era tornato indietro. A quei cazzuti caseggiati di periferia nei quali avevano vissuto per vent’anni. Adesso stava davanti ad un negozio di scarpe. Si stava specchiando. Vestito nero, come fosse un qualsiasi becchino. Non vestiva mai di nero. Lo avevano costretto, gli avevano detto che per queste occasioni è più decoroso… Lui portava sempre calzoni chiari a quadretti, camice rosse di flanella o verdi, da caccia, queste erano quelle che piacevano di piú a Fredi… E adesso era nera. Forse era scappato proprio per quello. Si sentiva terribilmente, così. Come una cacca nera.

da “Predmestje”, romanzo dello scrittore sloveno Vinko Möderndorfer. (La traduzione è mia)

DELL’USCIRE FURTIVAMENTEultima modifica: 2007-03-30T11:42:07+02:00da samizdat@v
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